1 Giovanni 5:6-12 - Una gioia sicura e completa, verità testimoniata e sperimentata
Predicatore: Raffaele Costagliola
Domenica scorsa abbiamo visto che la gioia sicura e completa è fondata sulla fede in Gesù, il Cristo, l’Unto di Dio, suo Figlio unigenito (con la quale possiamo vincere il mondo). Oggi vediamo come poter acquistare questa fede per ottenere la gioia.
Prima di leggere il testo di oggi riflettiamo un attimo su quali sono i metodi utilizzati per conoscere o provare le grandi verità della vita.
Nel mondo scientifico le verità si dimostrano con dimostrazioni teoriche o empiriche. Nel mondo filosofico o umanistico le verità si argomentano. Nel mondo legale le verità sono supportate da testimonianze. Nel mondo della fede invece? Come possiamo provare la verità?
Spesso si pensa che fare una scelta di fede sia come fare un salto nel buio. Se così fosse, però, non potremmo mai provare gioia, piuttosto dovremmo provare un forte senso di paura e angoscia. Eppure, Giovanni nella sua prima lettera ci dice che scrive tutte queste cose perché la nostra gioia sia completa (1 Gv.1:4).
Nel testo di oggi, Giovanni, ci fornisce proprio due modi per provare la validità e la legittimità della fede in Cristo attraverso la quale possiamo raggiungere la gioia sicura e completa:
1. Credi nella triplice testimonianza divina (vv.6-10)
2. Sperimenta il dono della vita eterna (vv.11-12)
1. Credi nella triplice testimonianza divina
Giovanni, dopo aver ribadito che l’essenza della fede cristiana risiede nella comprensione e convinzione che Gesù è il Cristo e il Figlio di Dio (5:1-5), passa alla dimostrazione di tale affermazione ricorrendo a tre testimonianze concordi, quali: l’acqua, il sangue e lo Spirito.
L’acqua, il sangue e lo Spirito richiamano gli eventi storici del battesimo, della crocifissione e della vita di Cristo ricollegandolo agli antichi riti della legge levitica con cui veniva consacrato un sacerdote (Es.29 e Lev.8). In particolare, l’aspirante sacerdote doveva: lavarsi con acqua come segno di purificazione dai peccati; provvedere a dei sacrifici animali il cui sangue versato era il prezzo da pagare per l’espiazione dei peccati per la piena riconciliazione con Dio; essere unto con olio come segno di benedizione dello Spirito Santo.
Così l’acqua, il sangue e l’olio erano dei segni che prefiguravano la venuta del Sommo Sacerdote che è Gesù, il Cristo (l’Unto) del Signore. Di fatto …
- Gesù è venuto con acqua. Visse tutta la vita senza mai peccare, ma prese su di sé i nostri peccati. Chiunque ha fede in Cristo viene lavato dai peccati – come gli apostoli furono lavati e purificati da Cristo (Gv.13:2-11) – e riceve la giustificazione dai peccati. Cristo è la fonte dell’acqua che vivifica (Gv.4:14).
- Gesù è venuto non solo con acqua, ma anche con il sangue. Non solo sì è fatto carico dei nostri peccati, ma ha pagato con il suo sangue il prezzo di riscatto dal peccato. Cristo è l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo (Gv.1:29). Senza spargimento di sangue non c’è perdono dei peccati. Senza la sua morte, Cristo non avrebbe potuto essere il Salvatore designato per espiare il peccato e l’iniquità di tutti. Chiunque ha fede in Cristo riceve l’espiazione completa dei peccati e una piena riconciliazione a Dio.
- Lo Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio testimonia della verità, cioè di Cristo (Gv.15:26). Lo Spirito ha reso testimonianza nelle profezie, ogni profezia dell’AT si è compiuta in Cristo. Cristo è venuto al mondo grazie alla potenza dello Spirito Santo che ha operato in Maria (Lc.1:35). Lo Spirito Santo è disceso su Cristo dopo il suo battesimo annunciando la paternità da parte di Dio (Mt.3:17; Gv.1:33). Lo Spirito Santo è stato costantemente presente in Cristo manifestandosi attraverso opere di bene, segni e miracoli (Lc.4:18; At.10:38). Cristo ha poi donato lo Spirito Santo ai suoi discepoli (At.2:2-4) e alla sua chiesa dopo la sua dipartita. Lo Spirito rende ancora testimonianza di Cristo convincendo i cuori di molti peccatori con il bisogno di essere lavati con l’acqua e riconciliati con il sangue di Cristo.
Acqua, sangue e Spirito Santo sono tre testimonianze divine concordi (v.8) che dimostrano che Cristo è veramente stato mandato da Dio ed è il Messia e il Salvatore promesso. Cristo è l’unica persona di cui il mondo ha bisogno per rinascere.
Ma il peccato ci impedisce di accettarlo. Il peccato ci rende cechi e sordi a queste testimonianze.
Ci fidiamo cecamente di qualsiasi persona, influencer, opinionisti, guru del benessere, varie ideologie culturali. Cambiamo stili di vita, linguaggi, valori morali sulla base di chi “ci convince di più”. Ma quando Dio parla con triplice testimonianza coerente, ci riserviamo il diritto di sospendere il giudizio. Ma sospendere una decisione davanti a Dio non significa rimanere in una condizione di neutralità, ma significa che il nostro orgoglio ci sta elevando a giudici di Dio, come se dicessimo “Dio, le tue testimonianze le valuto io”.
Questo non vale solo per i non credenti. Anche i credenti corrono dei rischi. La nostra tendenza è quella di vivere una vita di fede dualista: crediamo che Cristo ci salva, ma non che abbia autorità sulle nostre scelte affettive, economiche e morali. Accettiamo la testimonianza di Dio per l’eternità, ma seguiamo quella degli uomini per il quotidiano. Agendo in questo modo stiamo di fatto ridimensionando la testimonianza di Dio, come se dicessimo “Si, Gesù … però questa cosa la gestisco io a modo mio”.
Su quali testimonianze facciamo affidamento? Su cosa basiamo la nostra vita? Se rifiutiamo la triplice testimonianza divina, non rimaniamo neutrali, restiamo nel peccato. Ma se la accogliamo per fede, Dio non ci lascia solo con una verità da credere, ci dona una nuova vita tutta da sperimentare.
2. Sperimenta il dono della vita eterna
Finora Giovanni ci ha messo davanti a una scelta inevitabile: o crediamo alla testimonianza che Dio ha resa del Figlio, o restiamo nel peccato perché facciamo Dio bugiardo. Ma Giovanni non si limita nel dirci cosa credere, ma ci mostra anche cosa riceve chi crede. In effetti lo scopo della testimonianza divina non è semplicemente la fede, ma è la vita. La testimonianza non è fine a sé stessa, Dio testimonia perché vuole donarci la vita eterna (v.11).
La vita eterna è un dono ricevuto per fede. La fede non è un insieme di cose da fare e da compiere per acquistare qualcosa, né tantomeno una serie di rinunce e sacrifici per santificarci, ma la fede è credere alle testimonianze divine di Cristo per ricevere come dono la vita eterna. Come uomini vogliamo sempre fare qualcosa per sentirci a posto con la coscienza. Ma Dio non ci chiede di aggiungere nulla. Acqua e sangue parlano di un’opera compiuta, non in corso. Se la vita eterna fosse basata sui meriti non sarebbe eterna; se fosse basata sulle nostre opere sarebbe fragile, ma poiché è un dono di Dio, è sicura.
La vita eterna non è solo un dono futuro, ma è una realtà presente. (v.11 “ha dato” non “darà”). Certamente la vita eterna si compirà nel futuro, ma inizia ora nel cuore del credente e i suoi frutti sono evidenti. Chi si fida di Cristo:
- vive un nuovo rapporto con la Parola di Dio: la Bibbia non è più un libro chiuso, ma una voce viva;
- viene trasformato e rigenerato dalla potenza del Vangelo che purifica, modella, santifica;
- vive pace e profonda gioia, non perché tutto va bene, ma perché vive riconciliato con Dio creatore e provveditore per mezzo dello Spirito Santo.
La vita eterna non ci rende perfetti, ma vivi. Non ci rende senza lotte, ma non più senza speranza.
La vita eterna è solamente per chi ha il Figlio (v.12). Giovanni non dice che la vita eterna è per chi ha una dottrina, o per chi ha un’esperienza, o per chi segue una tradizione o per tutti indistintamente. Si può avere una vita moralmente ordinata, essere delle bravissime persone, e non avere la vita eterna. Si può essere anche religiosi, impegnati nella chiesa e non avere la vita eterna perché non si ha il Figlio. Senza il Figlio non manca solo qualcosa nella vita, manca la vita.
Se ancora non hai creduto alla verità del Figlio di Dio, oggi hai avuto modo di ascoltare le testimonianze divine di cui avevi bisogno, non ti manca altro che fare un passo e affidarti a Cristo. Non aspettare un’altra prova, un’altra sensazione, un altro segno. Dio non ti chiede di migliorarti prima, non ti chiede di capire tutto, ti chiede di credere al Figlio e affidargli il tuo peccato. Vieni a Cristo così come sei, accetta il sangue dell’espiazione e l’acqua che giustifica. “Colui che viene a me, non lo caccerò fuori” (Gv. 6:37)
Giovanni, inoltre, invita i credenti ad esaminarsi. Su cosa stiamo fondando la nostra gioia? Forse sulle nostre emozioni? Sui nostri progressi spirituali? Su come Dio ci sta benedicendo in questo periodo? Sull’approvazione da parte di altre persone? Quando la gioia e la fede si appoggia sull’esperienza diventa fragile. Se basi la tua gioia nelle tue sensazioni, sui tuoi progressi, sul raggiungimento delle cose materiali che non hai, sul tuo stato spirituale prima o poi finirai schiavo o scoraggiato. La gioia non è sicura perché noi siamo costanti, ma perché Dio è fedele. Anche se Dio cambiasse la sua mano nei nostri confronti come fece con Giobbe, potremmo sempre riposare nella sua fedeltà. In Dio abbiamo il dono della vita eterna, cosa desiderare di più? Torna a dissetarti alla fonte dell’acqua della vita; torna a riposare e rigenerarti nel sangue della redenzione; torna a camminare nello Spirito.
Una gioia sicura e completa non nasce dall’intensità delle nostre emozioni, ma dalla certezza di possedere la vita che Dio stesso ci ha donato in Cristo.