Giona 1:3-4 - Dio scatena tempeste per il nostro bene
Predicatore: Philip Reid Karr IV
Dopo una pausa per la Pasqua, oggi riprendiamo la nostra serie su Giona, che abbiamo intitolato Giona: Quando vogliamo un dio fatto a nostra immagine. Il Dio creatore dell'universo si è rivelato a noi nella sua Parola. Non ha rivelato ogni singolo dettaglio su se stesso; ci sono certamente aspetti di Dio e della sua natura che le nostre menti limitate non possono comprendere, ma ciò che ha rivelato di sé ci dà una buona idea di chi sia il Dio della Bibbia. Tuttavia, a volte non ci sentiamo a nostro agio con il Dio che si rivela nella Bibbia, come nel caso di Giona. Così, invece di fidarci di Dio, anche e soprattutto quando non capiamo tutto di Lui, e invece di fidarci che la Sua saggezza è di gran lunga superiore alla nostra, iniziamo a modellare Dio in un dio con cui ci sentiamo a nostro agio e che non ci chieda di fare cose che non vogliamo fare e che non ci chieda di affrontare situazioni che non vogliamo affrontare. Questo è Giona. A lui non piace affatto ciò che Dio gli chiede di fare in questo libro, e quindi si rifiuta di farlo. Vuole un dio con cui sia felice e che non gli chieda di fare cose che non vuole fare. Vuole un dio fatto a sua immagine. Spesso siamo colpevoli della stessa cosa, no?
Nel testo di oggi vediamo cosa succede quando Giona rifiuta il comando di Dio e disobbedisce, facendo l'opposto di ciò che Dio gli chiede. Dio disse a Giona di andare a est, a Ninive, ma Giona rifiutò e andò a ovest, a Tarsis. Di conseguenza, Dio manda una grande tempesta per riportare Giona sulla via giusta. Questo è certamente un aspetto di Dio che non ci piace, cioè quando Dio manda tempeste nelle nostre vite. Preferiamo un dio che ci mandi solo bel tempo e che non ci metta mai in situazioni difficili, situazioni che spesso causano paura e incertezza. Noi preferiamo il controllo e la certezza, e quindi preferiamo un dio che non ci mandi sorprese e tempeste indesiderate.
Ma un dio che non manda tempeste non è il Dio della Bibbia. Non solo in Giona, ma in tutta la Bibbia Dio manda tempeste, e sia coloro che lo amano e lo seguono sperimentano queste tempeste, sia coloro che lo rifiutano e lo respingono. Sebbene tutti sperimentino le tempeste, l’esito è diverso per coloro che sono fedeli a Dio e per coloro che lo rifiutano.
Leggiamo il breve testo di oggi e poi ci tuffiamo in queste tempeste che Dio ha mandato non solo a Giona, ma che manda ancora oggi e che tutti noi, di tanto in tanto, viviamo. Leggiamo i primi quattro versetti del capitolo, ma oggi ci concentreremo sul versetto 4.
Lettura di Giona 1:1-4
Dio ha dato chiare istruzioni a Giona. A Giona, tuttavia, non sono piaciute le istruzioni di Dio e ha deciso di disobbedire a Dio. Si imbarca su una nave diretta a Tarsis nel tentativo di allontanarsi il più possibile da Dio, come se fosse possibile sfuggire alla presenza di Dio. Di conseguenza, Dio scatena un forte vento sul mare dove si trovava Giona e fa infuriare una potente tempesta, minacciando la vita di tutti a bordo della nave.
Nel versetto 2 Dio dice a Giona di alzarsi e andare a Ninive, la gran città. Certamente per Giona andare a Ninive significava affrontare una grande tempesta, una che avrebbe potuto costargli la vita. Quindi rifiuta. Ma non può sfuggire alla tempesta perché, invece di andare nella gran città di Ninive, Giona si dirige verso una vera e propria tempesta, poiché Dio manda un gran vento sul mare che provoca una tempesta che minaccia non solo la vita di Giona, ma quella di tutti a bordo della nave. Giona pensava di poter sfuggire alla tempesta, ma Dio gli ha insegnato il contrario. Spesso Dio deve insegnarci la stessa lezione.
Nel scatenare questa grande tempesta per parlare a Giona e reindirizzare il suo percorso verso Ninive, emergono due realtà su Dio e su di noi che sono utili per noi e per la chiesa oggi. Una realtà è un po’ inquietante, l’altra è più confortante e rassicurante.
La prima realtà, quella inquietante, è questa: ogni peccato che commettiamo e ogni atto di disobbedienza provocano e portano con sé delle tempeste. Il nostro peccato crea delle tempeste nella nostra vita: alcune sono piccole, altre sono grandi. Nel caso di Giona, la sua disobbedienza provoca una grande, vera e propria tempesta che minaccia la sua vita e quella degli altri. Nel nostro caso, di solito il nostro peccato e la nostra disobbedienza non provocano una tempesta reale, ma, metaforicamente parlando, le tempeste seguono il nostro peccato. A volte queste tempeste sono immediate, altre volte si formano gradualmente. Nel caso di Giona, la sua tempesta fu quasi immediata. Ma non è sempre così. A volte le conseguenze del nostro peccato sono più graduali. Inizialmente non si avverte il dolore o l’effetto del peccato. Non è come un proiettile o una spada che ti trafigge, che senti immediatamente e che è immediatamente devastante. Al contrario, inizialmente ci si sente abbastanza normali. Solo più tardi si sperimentano i sintomi e gli effetti del peccato, ma a quel punto è troppo tardi, i danni sono stati compiuti.
Ecco solo un esempio, ma ce ne sono molti perché i nostri peccati sono molti. Forse succede qualcosa nella tua vita e ti permetti di iniziare a nutrire pensieri di rancore verso gli altri, che si tratti di familiari che ti hanno fatto del male, o colleghi, o amici, o anche verso altri nella chiesa. Non hai difficoltà a giustificare questi pensieri perché ti senti vittima delle azioni altrui. Non c'è una tempesta immediata legata a questi pensieri. Ma, man mano, questi pensieri amari che hai giustificato nella tua mente ti hanno messa in uno stato costante di autocommiserazione; questa condizione comincia a erodere la tua capacità di fidarti e di goderti le relazioni e, in breve tempo, ti ritrovi costantemente infelice e scontenta, mentre la tua gioia e la tua contentezza sono quasi svanite.
La tempesta del tuo peccato ti ha ormai completamente travolto, ma non te ne sei nemmeno accorto. Credo che tutti noi possiamo immedesimarci in questo. Questo è l'effetto devastante del peccato, ed è solo un esempio tra tanti. Il peccato porta sempre con sé delle tempeste, e spesso quelle tempeste sono devastanti. Il peccato indurisce sempre la coscienza e ci rinchiude in una prigione fatta delle nostre difese e delle nostre razionalizzazioni, e ci divora lentamente dall'interno. Come un cancro, ci distrugge. Il peccato è una tempesta mortale.
Ma, quando parliamo di tempeste legate al peccato, dobbiamo stare attenti, perché non tutte le tempeste sono il risultato del nostro peccato. Spesso sono il risultato del vivere in un mondo decaduto dal peccato, e quella peccaminosità ci colpisce in un modo o nell’altro. Pensiamo ad un genitore che ha perso un figlio. Questo è un risultato devastante del vivere in un mondo decaduto, ma non è il risultato del peccato nello stesso modo in cui la tempesta di Giona è il risultato del suo peccato o nello stesso modo in cui le relazioni malsane e l'amarezza sono il risultato del nostro peccato personale.
Ma è proprio questa realtà che evidenzia un aspetto confortante e rassicurante di Dio, specialmente per coloro che sono chiamati Suoi figli. Questa realtà confortante ci dà speranza mentre le tempeste infuriano intorno a noi. È una realtà che può essere riassunta in una frase, una frase che si trova nel capitolo 8, versetto 28 della Lettera di Paolo ai Romani, che dice: «Noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno».
Questa è una notizia grandiosa e confortante. Per i figli di Dio tutte le cose, e specialmente le tempeste che Dio ci permette di vivere e sopportare, sono usate da Dio per farci crescere, e dopo che la tempesta è passata possono persino essere considerate utili e buone. Questo è qualcosa che solo Dio può fare. Solo Dio può prendere il dolore e la sofferenza causati dalle tempeste nella nostra vita e trasformarli in qualcosa di buono che ci rende più forti e più maturi e più gioiosi e contenti.
Le tempeste possono farci scoprire verità che altrimenti non vedremmo né comprenderemmo mai. Le tempeste possono sviluppare in noi fede, speranza, amore, pazienza, umiltà e autocontrollo in un modo che nient’altro può eguagliare. Anche le tempeste che ci attiriamo addosso a causa del nostro peccato e della nostra disobbedienza, Dio, nella sua grande grazia, può utilizzarle per far crescere la nostra fede, per restaurare e redimere la nostra fragilità, per ricucire le relazioni e per produrre in noi umiltà e pietà.
In tutta la Bibbia, e specialmente nell’Antico Testamento, le tempeste sono un mezzo attraverso il quale Dio parla alle persone. Sono un modo in cui Dio si rivela al suo popolo e ai suoi nemici. Un classico esempio di qualcuno che vive una terribile tempesta, che non è il risultato di un suo peccato personale, è Giobbe. Nel mezzo della tempesta Giobbe non ne capisce lo scopo e, di conseguenza, mette in discussione Dio e il suo carattere. Come Giona, come vedremo più avanti in questa serie, per lui sarebbe stato meglio morire piuttosto che sopportare la tempesta. Verso la fine del libro di Giobbe, nel primo versetto del capitolo 38, leggiamo: «Allora il Signore rispose a Giobbe dal seno della tempesta e disse: “Chi è costui che oscura i miei disegni con parole prive di conoscenza?”»
La cosa importante da notare qui è che Dio risponde a Giobbe dalla tempesta, cioè dal seno della tempesta. Anche se Giobbe certamente la pensava diversamente, Dio non lo ha mai lasciato né abbandonato. Era nella tempesta con Giobbe per insegnargli di più su di Lui. È lo stesso oggi per noi che confidiamo in Dio. Dio non ci abbandona mai alla tempesta. Dio è sempre con noi. Questa è una realtà molto confortante e rassicurante.
Una parola significativa che vediamo in Giona 1:4, e che è presente anche in altre parti della Bibbia, e che afferma che Dio è con noi nelle tempeste che viviamo, è la parola «vento». Il Signore scatenò un grande «vento» sul mare. La parola «vento» qui, che in ebraico è «ruah», è un eccellente esempio della lingua ebraica in cui una parola può avere molti significati. Qui in Giona si riferisce a un vento vero e proprio. Ma altrove ha altri significati. Ad esempio, in Genesi 1:2 leggiamo questo: «La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque». La parola per «Spirito di Dio» è rûaḥ.
È questo stesso rûaḥ che soffia sul mare per scatenare la grande tempesta. Sebbene in Giona si tratti effettivamente di vento, l’autore ci sta anche dicendo che è molto di più. Dio è nella tempesta. È nel vento. Egli non abbandona il suo popolo alla tempesta, ma la sopporta insieme a loro. È incoraggiante e importante notare che in tutti gli esempi in cui incontriamo la rûaḥ di Dio nella Bibbia, essa è associata al portare ordine dal caos, vita dalla morte e giustizia al posto dell’ingiustizia. Le tempeste nella nostra vita portano il caos, ma Dio porta ordine e placa la tempesta, offrendoci pace e serenità, nonostante la tempesta che infuria.
Nel mezzo delle tempeste e nei momenti in cui la tempesta è più forte, siamo tentati di dubitare della presenza di Dio e della sua bontà. Crediamo che ci abbia dimenticati e ci sentiamo abbandonati da Dio. Ci chiediamo come Dio possa davvero essere con noi e amarci quando stiamo soffrendo così tanto. Se ci ama, perché permette tanto dolore e tanta sofferenza? In effetti, la nostra versione di Dio non ci chiede di sopportare tempeste dolorose e difficili. Il dio creato a nostra immagine ci rende la vita molto più facile. Ma il Dio della Bibbia non è così. Le tempeste fanno parte del suo piano ed Egli opera potentemente attraverso di esse.
Quando ci troviamo nel mezzo di una grande tempesta e i dubbi sulla bontà di Dio si fanno strada nella nostra mente, e quando pensiamo che ci abbia abbandonati e dimenticati, possiamo trovare certezza, speranza e pace quando guardiamo alla croce di Gesù Cristo. Sì, Dio ci permette di attraversare tempeste difficili e dolorose in questa vita, ma ricordiamo sempre che Egli non è estraneo alle tempeste. Affatto. Sulla croce, e per amor nostro, Cristo ha sopportato una tempesta più terribile di qualsiasi altra che noi abbiamo mai sopportato o che dovremo sopportare. Egli ha sopportato questa terribile tempesta affinché noi potessimo essere salvati dalle nostre tempeste, specialmente dalla tempesta del peccato che ci separa da Dio e che ci condanna a morte.
Il peccato è una tempesta mortale. Esso mette in evidenza l’abisso enorme tra la santità assoluta di Dio e la nostra miseria spirituale. Il peccato ci rende nemici di Dio. Ci allontana da Lui. Ci condanna alla morte. Ma, grazie a Dio, attraverso la fede in Cristo siamo liberati e salvati da quella tempesta mortale, e adesso, dove prima c’era soltanto la morte, ora c’è la vita e anche la vita eterna. In Cristo non siamo più nemici di Dio, ma siamo i suoi amici e persino i suoi figli. In Cristo possiamo adesso avvicinarci a Dio e possiamo avere una relazione personale e intima con Lui. Il peccato è una tempesta mortale, ma in Cristo quella tempesta viene placata. Gloria a Dio per questa bellissima notizia.
Lontani da Cristo, tuttavia, non siamo risparmiati da quella tempesta. Lontani da Cristo, la tempesta del nostro peccato ci sopraffarà e non troveremo rifugio. Parlando del Messia promesso, il profeta Isaia, nel capitolo 11 del suo libro, dice questo: «con il soffio delle sue labbra farà morire l’empio». Riuscite a indovinare quale parola ebraica è usata per «soffio»? Rûaḥ. Il rûaḥ di Dio, manifestato in Cristo, porta pace a coloro che confidano in Cristo, ma a coloro che lo rifiutano porta una tempesta mortale dalla quale non c’è scampo e porta la separazione eterna dalla presenza di Dio. Ascoltate le parole del profeta Geremia nel capitolo 23 del suo libro mentre mette in guardia dalla tempesta di Dio che porta il giudizio: «Ecco, la tempesta del Signore! Il furore scoppia, la tempesta imperversa; scroscia sul capo degli empi."
In Cristo Gesù, tuttavia, quella tempesta si placa, poiché Egli ha sopportato per noi la tempesta tremenda di Dio, il suo giusto furore, la sua ira e il suo giusto giudizio, affinché noi non dovessimo farlo. Sia lode al Signore, perché non potremmo mai sopportare quella tempesta. Abbiamo bisogno di Cristo per salvarci da essa. Che buona notizia, allora, abbiamo in Cristo! Che amico abbiamo in Gesù! Che Salvatore abbiamo in Lui!
Un altro dono che riceviamo in Cristo è il suo corpo, cioè la chiesa, una comunità di altri credenti con cui possiamo sopportare insieme le tempeste della vita. La vita a volte può essere difficile e piena di molte tempeste, alcune delle quali sono opera nostra, altre no. Indipendentemente dalla tempesta, Cristo ci dona la chiesa affinché sia di aiuto, conforto e incoraggiamento mentre affrontiamo le tempeste della vita. Quando cerchiamo di affrontare le tempeste da soli, rischiamo di cadere nella rabbia, nell'amarezza, nell'autocommiserazione e nel vittimismo. Sì, la chiesa è composta da peccatori, tutti alle prese con le proprie tempeste, ma in Cristo la chiesa trova un'identità comune, trova l'unità e trova una speranza comune ed eterna. Lodiamo il Signore per questo.