Giona 1:4-6 - Dio sfida il nostro concetto di prossimo
Predicatore: Philip Reid Karr IV
Oggi è la nostra terza domenica nel libro di Giona nella Bibbia. Stiamo proseguendo la nostra serie su questo libro, che abbiamo intitolato Giona: quando vogliamo un dio fatto a nostra immagine. Domenica scorsa abbiamo parlato delle tempeste nella nostra vita. Il dio fatto a nostra immagine non ci chiede di affrontare le tempeste. Non ci chiede di fare cose difficili e di affrontare le difficoltà della vita, o almeno non troppe. La nostra versione di Dio ci rende la vita facile e ci manda sempre bel tempo. Ma quello non è il Dio della Bibbia. Il Dio della Bibbia usa le tempeste per farci crescere e insegnarci di più su di sé, come vediamo nel caso di Giona.
Nel testo di oggi siamo ancora una volta sfidati a riflettere su come spesso cerchiamo di modellare Dio in un dio con cui ci sentiamo più a nostro agio e che non ci chieda di fare cose che non vogliamo fare. Il testo di oggi mette in discussione il modo in cui tendiamo a vedere, definire e interagire con il nostro prossimo, cioè con le persone intorno a noi. Creiamo costantemente categorie per le persone e per il nostro prossimo, e quelle categorie plasmano la nostra opinione su di loro e ciò che pensiamo di loro e come ci relazioniamo con loro. Ci convinciamo che Dio operi secondo queste stesse categorie. Ma il più delle volte, queste categorie non esistono con Dio. Esistono solo con il dio fatto a nostra immagine. Quella versione di Dio ci permette di definire chi è il nostro prossimo e qual è la nostra missione nei suoi confronti. Ma quello non è il Dio della Bibbia, e Giona ne è un buonissimo esempio.
Leggiamo il testo di oggi e poi approfondiremo come Dio metta in discussione sia la nostra versione di Lui, sia il nostro concetto di chi sia il nostro prossimo. Leggiamo i primi 6 versetti del capitolo 1, poi ci concentreremo principalmente sui versetti 6 e 7.
Lettura di Giona 1:1-6
In questo testo c'è una verità difficile per la chiesa. La chiesa dovrebbe essere esemplare. Dovrebbe essere l'esempio a cui gli altri aspirano. Se l'obiettivo della chiesa è quello di incarnare Cristo e glorificare Dio in tutto ciò che fa, allora dovrebbe davvero essere esemplare e dovrebbe essere l'ideale a cui gli altri aspirano, soprattutto coloro che non credono in Cristo come Signore e Salvatore. Dovrebbero essere attratti dall'esempio della chiesa e, in ultima analisi, da Cristo.
Purtroppo, però, la chiesa spesso non riesce a dare questo esempio. A volte, come nel caso di Giona, coloro che non si fidano del Dio della Bibbia sono più esemplari di coloro che si fidano di Dio come Signore e Salvatore. In Giona vediamo che nel mezzo della tempesta che metteva a rischio la vita di tutti, mentre i marinai non credenti lavorano duramente per salvare sia la nave che la vita di tutti a bordo, Giona non fa nulla. Mentre i marinai sono al lavoro, Giona è nella parte più interna della nave e dorme! Non si curava minimamente di coloro che erano in pericolo e che non conoscevano il suo Dio. Non gli importava nulla del loro destino eterno. Non aveva alcuna intenzione di essere missionario ed evangelista in quei momenti. Non gli importava se sia lui che il suo prossimo fossero morti.
Giona è circondato da non credenti che cercano la salvezza dalla tempesta. Si rendono conto che Giona sta in qualche modo dormendo mentre la tempesta infuria, e così il capitano della nave va a svegliarlo e a spronarlo all’azione. «Alzati», gli dice, e invita Giona a pregare il suo dio. Data la sua ferocia, il capitano sa che c'è un essere divino all'opera nella tempesta. È ovviamente significativo che il capitano usi la stessa parola per rivolgersi a Giona che Dio usa nel versetto 2: «Alzati!» Qui Dio sta parlando a Giona attraverso qualcuno che non lo adora. È importante notarlo. Tendiamo a pensare che Dio ci parli solo attraverso il suo popolo, ma non è sempre così. Egli è Dio, quindi è libero di usare i non credenti per inviarci un messaggio tanto quanto i credenti.
Sicuramente, con l’intervento del capitano, Giona fu spinto all’azione e risvegliato dalla sua indifferenza verso la situazione e coloro le cui vite erano a rischio, no? Ma anche con la morte certa che incombeva, compresa la sua, non c’è alcuna indicazione che Giona sia stato spinto all’azione e abbia invocato Dio per salvare lui e i marinai. Non c'è alcuna urgenza missionaria. Per quanto ne sappiamo, rimane in silenzio, e molti commentatori biblici concordano. In effetti, questo fa parte della tragedia di Giona. È indifferente ai perduti e ai morenti che lo circondano. Sembra che Giona stia bene fintanto che ha lui il controllo su quando e a chi predicare.
Non gli piacevano i Niniviti e non voleva andare da loro. Non gli importa nemmeno dei marinai perduti con cui sta navigando. È adirato contro il vero Dio della Bibbia che gli chiederebbe di andare a predicare a persone così terribili. Preferisce un dio fatto a sua immagine, uno che gli permetta di definire i termini della sua missione, cioè dove va e con chi condivide. Le vite delle persone sono in pericolo. Persone che non conoscono Dio e che affrontano un'eternità separate da lui e dalla sua presenza. Ma Giona dorme. Non gli importa.
È ovvio che in questi versetti vediamo un contrasto intenzionale tra i marinai che lottano per salvarsi e il profeta di Dio in un sonno profondo; tra i non credenti che pregano per la salvezza e Giona che rimane in silenzio. I marinai non credenti sono più svegli di Giona. Stanno facendo naturalmente ciò che Giona è stato chiamato a fare. I marinai cercano la liberazione e la salvezza dalle loro circostanze, mentre Giona cerca il sonno nelle parti più interne della nave. Certo, le azioni dei marinai possono essere state guidate dalla paura e dal panico, ma erano anche espressioni pratiche della loro fede. I loro dei erano falsi e le loro credenze erano fuorvianti, ma le loro azioni di fronte al pericolo e alla morte erano assolutamente corrette. Sapevano di dipendere da qualcosa di più grande di loro e sapevano come esprimere quella dipendenza.
Giona, d'altra parte, si fida del vero Dio vivente e quindi la sua fede è ben fondata, ma le sue azioni sono del tutto sbagliate. Le sue credenze e le sue azioni sono contraddittorie. Questo è importante. Una fede giusta non è migliore di una fede sbagliata se non è accompagnata da azioni giuste. Possiamo parlare di voler raggiungere e servire coloro che ci circondano e che non conoscono Cristo, e possiamo avere le giuste convinzioni, ma se quelle convinzioni non sono dimostrate dalle azioni, a cosa servono agli altri?
Questo è esattamente il punto che Giacomo evidenzia nella sua lettera. Nel primo capitolo dice: «Ma mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi.” Più avanti aggiunge: «A che serve…se uno dice di avere fede ma non ha opere?» Il dio fatto a nostra immagine ci permette di professare a parole la nostra fede e di ignorare il nostro prossimo perduto e sofferente. Come il dio che Giona aveva modellato nella sua mente, la nostra versione di Dio ci permette di condividere il vangelo con chi vogliamo, e di ignorare gli altri con cui non ci sentiamo a nostro agio o che non ci piacciono. Ma questo non è il Dio della Bibbia. Il Dio vivente della Bibbia ridefinisce il nostro concetto di prossimo e il modo in cui ci relazioniamo con lui e ci dà un chiaro mandato nei confronti del prossimo, un mandato con cui spesso non ci sentiamo a nostro agio.
I contrasti tra i marinai non credenti e il «profeta di Dio moralmente rispettabile» sono chiari e intenzionali. Mentre Giona dorme ed è ignaro del pericolo in cui si trovano lui e i suoi compagni di viaggio, i marinai sono estremamente vigili e attivi. Mentre Giona è completamente assorbito dai propri problemi, i marinai cercano il bene comune di tutti a bordo. Ognuno prega il proprio dio, ma Giona non prega il suo. I marinai sono persino disposti a invocare il Dio di Giona. Anzi, sono più pronti a farlo di quanto lo sia lui. Il capitano ha perfettamente ragione quando, trovando Giona addormentato, gli dice: «Che fai qui? Dormi!?» In un momento di pericolo per così tante persone di credenze diverse, Giona, il messaggero del Signore, il Creatore del cielo e della terra, dorme.
C’è molto in questa parte della storia che l’autore vuole farci capire. Cosa avrebbe dovuto imparare Giona, e cosa dobbiamo imparare noi? Beh, impariamo che le persone al di fuori della chiesa, cioè i non credenti, coloro che non si fidano di Cristo, hanno il diritto di valutare la chiesa in base al suo impegno per il bene di tutti. Per quale motivo il capitano sta rimproverando Giona? È perché non ha alcun interesse per il loro bene comune. Il capitano sta dicendo: «Non vedi che stiamo per morire? Come puoi essere così ignaro dei nostri bisogni? Capisco che tu sia un uomo di fede. Perché non usi la tua fede per il nostro bene?”
Il defunto teologo francese Jacques Ellul vede nel sonno di Giona il sonno della chiesa in un momento in cui chi è fuori ha un disperato bisogno di aiuto e salvezza. Possiamo deridere Giona quanto vogliamo per aver dormito mentre infuriava la tempesta e per essere stato completamente indifferente ai bisogni e al destino dei suoi vicini. Possiamo commentare quanto sia deplorevole la sua indifferenza. Quanto sia patetico che sia stato il capitano non credente della nave a doverlo spronare all’azione. “Che fai qui? Dormi?”
Ma non dobbiamo essere così frettolosi nel giudicare. Come dicono Jacques Ellul e altri nel commentare questi versetti, con questa storia Dio sta parlando alla sua chiesa. Sta dicendo: «Spesso siete esattamente come Giona. Avete tutto ciò di cui avete bisogno e vi ho dato una missione chiara, eppure ve ne state lì a dormire profondamente mentre le tempeste della vita infuriano intorno a voi ed i vostri prossimi. Siete circondati da persone che stanno soffrendo e che stanno morendo e che non hanno alcun rapporto con me, eppure voi dormite. Svegliatevi! Alzatevi! Aiutate e servite il vostro prossimo. Fate ciò che vi ho detto e per cui vi ho preparati.”
Sorprendentemente, tuttavia, nonostante questo chiaro ammonimento, come Giona rimaniamo ancora in gran parte indifferenti. Ci chiudiamo nei nostri minuscoli mondi e troviamo mille scuse per spiegare perché non siamo Giona e perché questo non si applica a noi. Siamo troppo occupati. Abbiamo troppi problemi. Non abbiamo tempo. Non abbiamo risorse. Le scuse si susseguono all’infinito. Siamo come quelli della parabola del Buon Samaritano che vedono l’uomo ferito morire sulla strada ma non se ne curano, e invece di aiutarlo lo aggirano e vanno avanti con le loro vite, assorbiti dai loro problemi personali.
Abbiamo infinite scuse che giustificano la nostra indifferenza verso il prossimo. Quindi non facciamo nulla. Come Giona, restiamo addormentati mentre innumerevoli tempeste infuriano intorno a noi. Il dio creato a nostra immagine accetta la nostra indifferenza e le nostre scuse. Questo dio ci permette di definire chi è il nostro prossimo e qual è la nostra missione nei suoi confronti. Può darci qualche suggerimento, ma alla fine la nostra versione di lui ci permette di definire il nostro prossimo e la nostra missione, e a lui sta bene così.
Ma questo non è il Dio della Bibbia. Attraverso la sua Parola e attraverso persone come Giona, il Dio vero e vivente parla al suo popolo e alla sua chiesa e dice: «Svegliatevi! Alzatevi! Vi ho dato una missione e vi ho mostrato chi è il vostro prossimo. Vi ho mostrato tutte queste cose, eppure voi continuate a dormire. Alzatevi! Andate e fate discepoli, battezzateli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo! Alzatevi e andate!»
Ciò che è così bellissimo e incoraggiante del Dio della Bibbia è che egli stesso ci ha dato l’esempio supremo. Il Padre ha detto al Figlio: «Alzati. Va’», ed egli è andato. Con la tempesta mortale del peccato che infuriava e devastava ogni cosa, egli non è rimasto seduto a cercare scuse e a dormire durante la tempesta. Avrebbe potuto farlo, ma non l’ha fatto.
Invece ha lasciato la pace e l’armonia perfette del suo mondo e la perfetta armonia della relazione trinitaria, si è umiliato ed è diventato uno di noi! L’eterno Dio Creatore dell’universo si è fatto uomo ed è entrato direttamente nella tempesta, sperimentando tutti i dolori e tutte le sofferenze e tutte le tentazioni che noi sperimentiamo, e poi si è spinto ancora più in profondità nella tempesta. È entrato nella tempesta della morte ed è entrato direttamente nell'occhio devastante della tempesta del peccato e lì è morto di una morte orribile sulla croce. Lo ha fatto affinché noi potessimo essere risparmiati dalla tempesta e dalle conseguenze del peccato e della morte e invece nascere a una nuova vita, libera dalle tempeste e libera dalla morte spirituale dove la morte non c'è più. Con la sua risurrezione dai morti, ha sconfitto una volta per sempre la tempesta del peccato e ha garantito lo stesso a coloro che confidano in lui.
Dio ha visto la miseria dell'umanità e la tempesta del peccato in cui viviamo, ma a differenza di Giona non ha dormito durante tutto questo. Non ha guardato la tempesta e ha detto: «Non mi interessa». Non ha visto l'uomo che moriva per strada e, come tanti, gli è semplicemente passato accanto. No. Al contrario, in Cristo Gesù Dio è entrato nella tempesta e ci ha offerto la salvezza. Cristo è il Buon Samaritano che si è fermato per salvarci dalla ferita mortale del peccato e darci nuova vita. Ecco perché nei Vangeli di Matteo e Luca Gesù viene indicato come colui che è più grande di Giona. Mentre Giona dormiva durante la tempesta e ignorava i suoi prossimi, Gesù è andato direttamente nella tempesta e, così facendo, ha offerto al suo prossimo rifugio e salvezza dalla tempesta del peccato. Che amico, che prossimo e che esempio abbiamo in Gesù. Lo conosci? È il tuo Salvatore e la tua speranza nella tempesta? Lui è sempre lì, pronto a salvarti. Prego che lo faccia. A Dio sia tutta la gloria! Amen.