Giona 1:7-10 - Dio ridefinisce la nostra identità
Predicatore: Raffaele Costagliola
Oggi continuiamo la serie di predicazione su Giona, ma prima di leggere il testo di oggi vorrei chiedervi chi riconosce questo documento.
Chi riconosce cos’è? È il vecchio formato cartaceo della carta d’identità. Oggi è stata sostituita dalla versione digitale, ma la sua funzione è la stessa: quella di registrare l’identità di un individuo e viene rilasciata solitamente dal comune di appartenenza. Oltre al nome, data di nascita e caratteristiche somatiche, sulla carta d’identità sono riportate tre informazioni molto importanti per la definizione della nostra identità da un punto di vista sociale, quali: la cittadinanza, la residenza e la professione o, nella versione digitale, le impronte digitali.
Con questa illustrazione davanti proviamo a leggere il testo di oggi: Gn. 1:7-10.
I marinai, in un momento di crisi profonda causata dalla tempesta, reagiscono in modo coerente con la loro identità: ciascuno invoca il proprio dio e cerca di fare qualcosa per salvarsi. Giona, invece, tace. Non è semplicemente fermo: è spiritualmente intorpidito, come disconnesso dalla sua chiamata, incapace perfino di pregare.
I marinai intuiscono che quella tempesta non è casuale, ma ha una causa spirituale. Tirano a sorte per scoprire il responsabile (v.7) e, una volta individuato Giona, lo tempestano di domande (v.8) per capire la sua identità e quale dio avesse offeso. Nel mondo antico, ogni popolo, ogni terra e perfino ogni mestiere aveva le proprie divinità. L’identità dell’uomo era inseparabile da ciò che adorava. E questo non è così diverso da oggi. Anche oggi, l’identità personale è radicata in ciò che adoriamo. La differenza è che i nostri idoli forse sono meno evidenti.
Siamo stati creati a immagine di Dio (Ge. 1:26-27), ma il peccato ha rotto questa identità. Da quel momento, l’essere umano è diventato un “fabbricatore di identità”, sempre alla ricerca di qualcosa che gli dia valore, sicurezza e scopo, senza però mai riuscirci pienamente. Se la nostra identità non è a immagine di Dio, sarà inevitabilmente immagine di qualcos’altro (un idolo).
Attraverso il testo di oggi, Dio vuole riformare e ridefinire le nostre identità in tre punti fondamentali:
1. Chiamati dal Padre, a Lui apparteniamo
2. Uniti a Cristo, in Lui dimoriamo
3. Ricolmi di Spirito, per Lui viviamo
1. Chiamati dal Padre, a Lui apparteniamo
La prima risposta di Giona alle domande poste dai marinai circa la sua identità è “sono Ebreo” (v.9). Prima di tutto Giona si identifica dal punto di vista etnico nel suo popolo e poi da quello religioso.
Giona aveva fede in Dio, ma la sua fede non era così profonda quanto la sua identità etnica. L’identità etnica e di razza era così determinante per Giona rispetto alla sua fede che si oppone alla chiamata di Dio di andare a profetizzare a Ninive. È come se la sua carta di identità spirituale non fosse valida per l’espatrio a Ninive perché c'era scritto cittadinanza ebraica. La sua identità lo portava a sostenere e onorare la sua nazione piuttosto che onorare Dio.
Ovviamente il problema di Giona non era quello di avere un’identità culturale, ma che questa avesse preso il posto di Dio. Tanti cristiani ragionano e agiscono proprio come Giona. Seppur professano la loro fede in Dio, la loro identità si basa su altro. Se è qualcos’altro che definisce la nostra identità allora stiamo confinando Dio dentro a delle nostre categorie e stiamo ignorando la sua volontà.
Come risponderemmo se ci venissero poste le stesse domande che i marinai hanno risposto a Giona? Quale sarebbe la nostra prima risposta?
Probabilmente, come Giona, ci definiamo prima di tutto italiani, romani, americani, cinesi e ci costruiamo delle barriere culturali invisibili che però risultano insuperabili nel momento in cui Dio ci chiede di relazionarci con l’altro diverso da noi. Oppure ci definiamo in relazione ad una certa appartenenza sociale, per la quale saremmo disposti anche a compromettere la testimonianza del vangelo pur di non venire escluso. O ancora, potremmo definirci in base a risultati ottenuti nella vita o che vorremmo ottenere. Questo potrebbe valere per qualsiasi sfera della vita: dal lavoro allo sport, dalla famiglia alla chiesa.
Qual è la cittadinanza del nostro cuore?
Giona era un profeta la cui identità era chiaramente corrotta dal peccato, ma nonostante questo, Dio non ha smesso di amare Giona, ma gli manda una tempesta. La tempesta non è solo un giudizio nei suoi confronti, ma un atto di amore. Attraverso la tempesta Dio rivela cosa c’è davvero nel cuore di Giona, smaschera la sua identità fragile e interrompe la sua fuga. Allo stesso modo, Dio può usare le tempeste nella nostra vita, non per distruggerci o semplicemente per punirci ma per chiamarci, aprirci la vista su cosa stiamo costruendo la nostra identità ed esortarci a ritornare a Lui.
Dio ci chiama a ravvedimento, deponiamo i nostri idoli e confidiamo in Lui, perché siamo stati creati a sua immagine per appartenere a Lui. Fuori da Dio Padre non può esserci identità.
2. Uniti a Cristo, in Lui dimoriamo
Per poter cambiare la cittadinanza del nostro cuore, per poter estirpare gli idoli dal profondo del nostro cuore e riposizionare Dio al centro, dobbiamo guardare a Cristo Gesù e dimorare in Lui. Non esiste altra via.
Per acquisire la cittadinanza italiana, per esempio, bisogna nascere in Italia oppure essere residenti per un periodo di tempo di almeno 10 anni. Dal punto di vista spirituale, siamo stati generati nell’iniquità (Sl. 51:5), pertanto l’unico modo per acquisire la cittadinanza spirituale presso Dio Padre, è quella di “nascere di nuovo” in Cristo (Gv.3:3) e dimorare in Lui.
Cristo Gesù, ha differenza di Giona, ha lasciato la sua residenza celeste presso il Padre e lo Spirito Santo per incarnarsi e venire nella Ninive del nostro mondo. Si è fatto carico di ogni nostro peccato e morendo per essi ha pienamente soddisfatto la giustizia di Dio. Poi risorgendo ha trionfato sulla morte e sul peccato, in modo che chiunque creda in Lui riceva per fede il perdono dei peccati e nuova vita. Cristo è la sola via di ricongiungimento con Dio Padre.
Giona afferma di temere il Signore (v.9), ma ha dimostrato esattamente il contrario. Il suo cuore era altrove. Giona ci ricorda anche la figura di Pietro. Pietro aveva una posizione privilegiata nella comunità di fede e ne era piuttosto orgoglioso. Prima dell’arresto, Pietro giurò di rimanere al fianco di Gesù anche al costo della vita (Gv.13:37); ma si rivelò un codardo rinnegando pubblicamente Cristo per tre volte. Questo perché l’identità di Pietro non era radicata nell’amore misericordioso di Gesù, ma nel suo amore verso Gesù. Si sentiva sicuro di sé davanti a Dio e agli uomini, perché pensava di essere un seguace di Cristo pienamente devoto.
Se la nostra identità non dimora nell’amore di Cristo, diventiamo ciechi al nostro peccato e non riusciamo né a vederlo, né a confessarlo. Dove risiede il nostro cuore? Dove troviamo sicurezze per la nostra vita?
Potremmo credere in Dio, frequentare una chiesa, fare anche cose giuste; ma se, come Pietro, troviamo sicurezza in noi stessi o nell’approvazione degli altri, se confidiamo nel nostro amore per Cristo piuttosto che il suo amore per noi allora non stiamo affatto dimorando in lui e basta una piccola tempesta per far crollare le nostre sicurezze.
Dimorare in Cristo significa smettere di cercare rifugio, conforto o approvazione in noi stessi e iniziare a trovare sicurezza in ciò che Lui ha già fatto per noi.
Dio ci chiama a Lui per ridefinire la nostra identità attraverso la persona di Cristo.
3. Ricolmi di Spirito, per Lui viviamo
Infine, come potremmo rispondere alla domanda “qual è il tuo mestiere?”
Giona dice di temere il Signore, tuttavia la sua vita racconta un’altra storia: disubbidisce a Dio e fugge dalla sua presenza, dorme nella tempesta. C’è una distanza tra la sua confessione e la sua direzione. Questo può accadere anche a noi. Possiamo dire cose giuste su Dio, ma vivere come se Dio non fosse realmente il Signore della nostra vita.
Una vera identità in Dio non è solo dichiarata, è manifestata. Cristo non ci dà solo un’etichetta nuova, ma una vita nuova grazie allo Spirito Santo. Non solo cambia ciò che diciamo, ma cambia ciò che desideriamo, scegliamo e perseguiamo.
Lo Spirito Santo è la dimostrazione che noi rimaniamo in Dio ed Egli in noi (1 Gv.4:13). Lo Spirito Santo si manifesta attraverso i suoi frutti, come: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo (Galati 5:22). I frutti dello Spirito sono i segni distintivi della nostra identità. Sono come le impronte digitali o come i frutti del lavoro che svolgiamo.
Ragionando ai frutti della nostra vita, come risponderemmo alla domanda qual è il tuo mestiere? Dove stai andando con le tue scelte? Cosa stanno producendo le tue abitudini? Che direzione sta prendendo la tua vita?
Per concludere, la tua professione non è ciò che dici di essere, ma ciò che la tua vita dimostra giorno dopo giorno. Se la tua risposta non è allineata con i frutti dello Spirito, allora la tua identità necessità ancora di essere riformata e ridefinita da Dio per mezzo di Cristo e per opera dello Spirito Santo.